Dalla Sicilia occidentale a Pantelleria (17 – 27 agosto 2026)

Descrizione Viaggio

L’idea di questo tour è nata dalla visione di documentari e la lettura di libri sulla nostra meravigliosa isola.

PRIMO GIORNO (17/08)

Iniziato alle prime luci dell’alba con la scoperta del paese fantasma di Poggioreale e tutti gli altri paesi coinvolti nel terremoto del 1968, che ha distrutto l’intera valle del Belice, il territorio aspro di questa parte della Sicilia ci ha lasciati, ancora una volta, senza fiato. Dopo aver oltrepassato Salaparuta vecchia, Gibellina nuova con le sue opere sparse per la città (è capitale dell’arte contemporanea in Italia nel 2026), Montevago, sostiamo davanti al Cretto di Burri. Costruito dalle macerie per conferire eternità a questo luogo raso al suolo, l’enorme gettata di cemento, con i suoi cunicoli labirintici, ha suscitato in noi timore e meraviglia.

Dopo una breve sosta nella bellissima Salemi, ci siamo avviati verso Segesta (consigliamo di visitarla insieme al parco archeologico di Selinunte). Il caldo ha reso difficoltoso ogni nostro spostamento, specialmente a piedi. Nonostante ciò, non ci siamo fatti mancare nessuna delle bellezze che ci eravamo prefissati di ammirare.

Arriviamo stanchissimi all’hotel Baglio Santacroce nel pomeriggio (la vista è bellissima) e ci gettiamo immediatamente nella bella piscina.

SECONDO GIORNO (18/08)

L’indomani Erice, con curve e tornanti per raggiungerla e i panorami mozzafiato, era immancabile da visitare in moto. Abbiamo acquistato l’Erice Card a 16 euro e siamo riusciti a visitarla in poco più di mezza giornata, riuscendo ad accedere al castello e a quasi ogni museo, chiesa e monumento, compresi i bellissimi ruderi del Monastero. Immancabile la sosta in una tra le più famose pasticcerie per assaggiare cannoli, genovesi e altre prelibatezze: Maria Grammatico, la pasticceria del Convento, di Michele o Benivegna. Con la funivia, abbiamo poi ammirato il tramonto e il colore rosa delle saline che si stagliava sullo sfondo.

TERZO GIORNO (19/08)

Tra percorsi sterrati e la sua tonnara da raggiungere a piedi, la Riserva di Monte Cofano è da gustare in moto (NON in piena estate come abbiamo fatto noi). Anche la grotta Mangiapane è stata una breve rivelazione della vita di una piccola comunità. Da Custonaci, Buseto Palizzolo e la baia di Cornino (che abbiamo apprezzato di sera con una bella passeggiata), Bonagia è un’altra tappa storica, legata alla pesca e alle tradizioni.

Dopo aver visitato, anni addietro, le saline di Ettore e Infersa, non potevano mancare le saline di Trapani e Paceco, con una tappa al museo del sale di Nubia e il suo ristorante.

Così, arrivati al porto di Trapani dopo tre giorni in giro per la Sicilia occidentale, ci siamo imbarcati sulla Siremar intorno alle 21:30. La partenza è stata alle 23:00 in punto.

PANTELLERIA (20-27/08)

Pantelleria, cruda bellezza tra natura violenta e dolcezze inebrianti. Come dicono i panteschi, Pantelleria è un’isola difficile. C’è chi la odia e chi la ama follemente, ma non può essere facilmente amore a prima vista. Noi l’abbiamo amata e vissuta anche nelle sue versioni più aspre e inospitali. Anzi, l’abbiamo amata soprattutto per queste ultime.

Per fortuna, non è un’isola per tutti. Questo le permette di mantenere autentica, perenne e prepotente la sua natura selvaggia. L’assenza di spiagge sabbiose e lidi (ne è presente solo uno) la rende spesso difficilmente accessibile, anche per un semplice tuffo nelle sue acque.

Tra le calette scogliose, le rocce appuntite e taglienti di natura lavica e i faraglioni che si gettano e incastonano sul mare, ci si immerge già da sùbito in un mare profondo blu cobalto, dove le rocce più chiare, arricchite di vegetazione, riflettono il sole e riempiono la vista di sfumature meravigliose.

LE ACQUE

Tutte le calette sono rivelazioni nascoste delle meraviglie della natura, da conquistare con un pò di fatica con il caldo dei mesi estivi; le vasche termali sono scoperte uniche e un sollievo dopo lunghe camminate. E’ stato bellissimo poter scoprire insenature, grotte e sorgenti termali circumnavigando l’isola, specialmente a Nikà, a bordo dello yacht Simone.

Alloggiando presso il dammuso Ibiscus del Resort La Casa dei Fiori a Tracino, abbiamo potuto fare snorkeling già il primo giorno tra l’Arco dell’Elefante, cala Tramontana e Cala Levante.

Le baie più difficili da raggiungere sono state, per noi, Balata dei Turchi e il laghetto delle Ondine, ma la fatica è stata sempre ripagata generosamente dalla bellezza delle acque limpide e ricche di vita. Certamente, tanto dipende anche dalle correnti e dal vento.

L’INTERNO DELL’ISOLA

Per quanto riguarda l’interno dell’isola, le favarelle e Favara Grande sono raggiungibili con un motocross, ma più difficilmente con una enduro stradale come il nostro Transalp. Abbiamo preferito lasciarlo nello slargo prima del sentiero che abbiamo deciso di percorrere a piedi. Dopo poco più di 1 km tra timpa e pietra lavica, abbiamo raggiunto Favara Grande. Se il sentiero n. 975 si percorre per intero, si tratta di 9 km.

Proseguendo il percorso, avremmo dovuto raggiungere la grotta di Benikulà, ma abbiamo preferito percorrerlo l’indomani da un altro sentiero, per poi essere ripagati dalle acque termali delle grotte di Satarìa. Due volte siamo invece andati al Lago Specchio di Venere, infangandoci per poi lavarci dalle impurità con le sue acque solforose.

LA STORIA

Un’altra scoperta ricca di fascino e mistero riguarda la storia dei Sesi/Sesioti e i loro villaggi, oltre che le catacombe, di epoche diverse. I villaggi si ergevano in modo da poter avere una visione quanto più ampia possibile di cielo e terra, con numerosi cunicoli all’interno delle strutture circolari, non riconoscibili dagli studiosi come abitazioni o templi.

IL CIBO

L’alimentazione mediterranea dell’isola si insaporisce ancora di più con l’aspra composizione dei terreni e la potenza del vento: il gusto dei capperi è intenso e rende le pietanze straordinarie. Non può mancare la visita al Museo del Cappero se si vuole percepire tale differenza nel gusto e nei profumi.

Poi, è bello poter girare in moto e, quando se ne ha voglia, poter prendere chicchi o grappoli d’uva che si riversano sulle stradine asfaltate. La notorietà dei vini panteschi ci ha incoraggiati a visitare quattro cantine: la cantina Minardi, la cantina di Marco De Bartoli (assistendo anche alle uve in fase di appassimento nel vigneto), la cantina Mueggen di Salvatore Murana e la cantina Basile. Ciascuna ha stravolto la nostra concezione del vino e del famoso passito, con differenze nella produzione, nella conservazione, sull’esposizione solare che alterano notevolmente la corposità, i colori e i sentori di ogni vino. Abbiamo evitato la visita alle cantine Donnafugata e Pellegrino, molto più produttive e commerciali.

Il nostro obiettivo, durante tutto il viaggio, è stato tornare alle origini vulcaniche dell’isola, al suo terroir, al piccolo produttore, alla natura incontaminata e a un’ospitalità d’altri tempi. E con l’ultima degustazione alla cantina di Salvatore Murana si conclude, la sera del 26 agosto, la nostra esplorazione di Pantelleria.

Alle ore 6:30 del 27 agosto riparte la Siremar che ci riporta a Trapani.

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